Il primo poeta della storia: una donna di nome Enheduanna

Quando lessi per la prima volta di Enheduanna ne restai particolarmente colpita, sorpresa dal fatto che il suo nome non fosse così conosciuto come avrebbe dovuto essere.

Perché se si prova a chiedere in giro “chi è il primo scrittore o poeta della storia?” puoi stare certo che, a parte chi si occupa dell’ambito letterario, nessuno farà mai il nome di Enheduanna. Qualcuno potrebbe citare Omero, qualcun altro potrebbe riferirsi ad ignoti autori babilonesi, ma di certo nessuno penserà mai ad una donna. E, se si domanda il nome della prima poetessa conosciuta, è molto probabile che la risposta sarà Saffo.

Quando si parla di donne e letteratura, la nostra mente rievoca quasi inevitabilmente lo scenario della scrittrice/poetessa che lotta per avere il giusto riconoscimento delle proprie opere in una società maschilista.
La presenza della donna letterata, infatti, va quasi sempre di pari passo con il tema dell’emancipazione femminile ed ha grande risonanza soprattutto intorno all’Ottocento, dove non mancano le autrici che hanno utilizzato pseudonimi maschili pur di ricevere un minimo di considerazione per i propri scritti.

Facendo un passo indietro, la donna è inquadrata nello scenario letterario molto spesso come musa ispiratrice, figura angelica oppure sensuale tentatrice, che ispira la poetica dell’uomo, ma raramente come autrice. Basta sfogliare un qualsiasi libro di letteratura, per trovare solo rarissimi nomi femminili, spesso nelle sezioni degli autori minori o in quelle dedicate alle donne – come fossero una categoria a parte.
Oltre a questo, la poetica della donna è spesso considerata quasi una sotto categoria, di qualità inferiore rispetto a quella dei “grandi poeti uomini”.

E, invece, è proprio ad una donna che bisogna riconoscere l’onore di essere il primo poeta della storia – e per estensione anche la prima artista, in senso ampio del termine “arte” – di cui si ha una testimonianza attestata.


Enheduanna raffigurata in un disco votivo rinvenuto a Ur

Enheduanna era figlia del re Sargon, fondatore della dinastia Akkad, nell’antica Mesopotamia. Visse intorno al XXIV sec. a.C. e fu sacerdotessa del tempio del dio Nanna nella città di Ur, ma la sua maggiore devozione era rivolta alla dea sumera Inanna, figlia di Nanna, dea della fecondità, della bellezza, dell’amore, ma anche della distruzione.

Alla dea Inanna, infatti, Enheduanna dedicò diversi inni, tra cui la sua opera più famosa, Signora di tutti i “Me” (Nin-me-šar2-ra), più comunemente nota come L’esaltazione di Inanna, scritta in lingua sumerica.

“Ho dato vita, o amata Dea, a questa canzone per te. Quanto ho recitato per te a mezzanotte il cantore lo può ripetere a mezzogiorno.”


La dea Inanna

Enheduanna era principessa, poetessa e sacerdotessa ed era una personalità molto attiva nella vita politica del suo popolo. Gestiva gli affari del padre, incarnava l’unione tra stato e religione, tra politica e divinità, ed era l’anello di congiunzione di lingue e culture diverse.

Le opere di Enheduanna sono inni religiosi che hanno ispirato le preghiere, i salmi e i poemi delle popolazioni successive. Le sue poesie sono testimonianza del suo vissuto, caratterizzato da tragici eventi quali l’esilio, il dolore e la perdita, ma sono anche rappresentazione della sua forza d’animo, della sua libertà e del potenziale femminile.

I suoi scritti sono considerati “il primo resoconto scritto della coscienza di un individuo sulla propria vita interiore”, la prima forma di letteratura della storia e, parafrasando i suoi versi dedicati alla dea Inanna, qualcosa che “non era mai stato creato prima”.

“Chi ha scritto questa tavoletta è Enheduanna.
Mia Signora, quanto è stato qui creato non è mai stato creato prima.”

(conclusione de L’esaltazione di Inanna)

– Laura C.

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