Misterlino è sicuramente la caffetteria più originale che io abbia mai visitato.
Il suo creatore, Lino, non è uno da poco, è colui che ha inventato il Lino’s Coffee, la prima caffetteria italiana sul modello delle Coffee House americane, ed è un uomo che gira tra i tavoli del suo locale, sempre indaffarato, sempre cortese e sorridente, intrattenendosi a parlare volentieri con i suoi clienti.
Quando la mia avventura tra i writing table londinesi volse al termine, mi misi subito alla ricerca di qualche bel posticino italiano dove poter continuare il mio hobby preferito e, come già raccontato, quando mi capitò di andare a Milano trovai l’Arnold Coffee.
Verso Primavera mi trasferii a Parma, ignara che quella fosse la patria del Lino’s Coffee e con la convinzione che in una città così piccola non avrei trovato ciò che stavo cercando. E invece, la prima cosa che vidi quando uscii dalla stazione dei treni, fu questo simpatico locale, con ampie vetrate che permettevano a chiunque di ammirare il mobilio in legno grezzo e gli scaffali pieni di libri e gomitoli di lana di ogni colore.

Dovevo approfondire la conoscenza di quel luogo. Dovevo assolutamente farlo.
Trascorse qualche mese prima che mi decidessi a prendere il mio laptop (il nuovo lavoro mi teneva molto ma molto impegnata) e a recarmi da Misterlino, per riprendere a scrivere quel romanzo che avevo lasciato in sospeso da Londra. E da quella volta, divenne il mio appuntamento fisso nel giorno di riposo settimanale.
L’ambiente è unico. Caffè, lana e libri sono una combinazione vincente ed attraente, che crea una piacevole sensazione di calore e conforto, di familiarità e convivialità. Misterlino è il posto ideale per chiunque: per degli amici che chiacchierano davanti ad una tazza di tè, per un pranzo di lavoro, per leggere un buon libro e, naturalmente, per scrivere.
Ma è anche un luogo vivo e dinamico, dove vengono organizzati incontri, presentazioni di libri e attività per bambini e che ospita periodicamente mostre artistiche di vario genere.
Quando ci andai la prima volta, le vetrate erano abbellite con le fotografie di uomini, donne e bambini di diverse età con un libro in mano: era la mostra Nutrimente di Andrea Gatti e Cristiano Bonassera.

L’ispirazione mi pervase, come se mi fossi immersa in un bagno caldo, confortante e ristoratore. Quella musa che avevo salutato quell’ultimo giorno allo Starbucks di Londra, che temevo di non rivedere più, era tornata da me, si era seduta al mio fianco in quel tavolo di legno grezzo, e mi offriva un latte macchiato con una cremina golosa al cioccolato bianco. Ogni tanto si alzava, frugava tra i libri dello scaffale a ripiani quadrati, tornava da me, si sedeva al pianoforte bianco dove un cartello avvisava che “Il pianoforte c’è per essere suonato”, a volte da sola, altre volte con uno sconosciuto.

In un anno vissuto a Parma, completai l’opera scritta a Londra e poi via di nuovo, verso nuove città e nuovi writing table.
– Laura C.
