Due anni fa come oggi, mi sedetti per la prima volta al tavolo del mio Starbucks preferito di Londra per scrivere.
Proprio all’inizio di quel 2015, ero entrata in contatto con la redazione di SociArt Network, un magazine online che aveva da poco aperto la sezione dedicata alla città di Londra ed era alla ricerca di redattori. Avevo deciso allora di lanciarmi nell’impresa, per dar testimonianza di tutto ciò che stavo vivendo e vedendo e per riallacciare i rapporti con il mondo della comunicazione, che avevo dovuto mettere da parte da un po’ di tempo.
Naturalmente, il tema che per primo decisi di affrontare fu quello delle caffetterie londinesi e dello strano amore italiano per una cultura così diversa dalla nostra. Ero solo all’inizio del mio sogno londinese e non avevo ancora sperimentato quella gioia di scrivere in una caffetteria di Londra, non sapevo nulla di ciò che avrebbe significato per me, né che avrei dato il via ad una ricerca sfrenata ed insaziabile dei migliori Writing Table, ma scrissi di quell’idea, ancora innocente ed esterna, che avevo sempre avuto di questi luoghi. E non lo feci in un luogo qualsiasi: per la prima volta, presi il mio portatile e mi recai da Starbucks, ordinai una cioccolata (convinta ancora, ai tempi, che quella fessura sul tappo del bicchierone di carta fosse per la cannuccia) e scattai la prima foto del mio primo Writing Table.

Fa quasi tenerezza leggere, oggi, le mie parole:
“Starbucks diventa per noi luogo ideale per incontri piacevoli. Può essere l’incontro con gli amici o, spesso, l’incontro con se stessi e la propria ispirazione. Perché Starbucks è l’emblema del luogo in cui recarsi, armati del proprio netbook, per sedersi e scrivere”.
Fa piacere leggere come certe cose non siano cambiate con l’esperienza, anzi, abbiano rafforzato il mio pensiero ed il mio amore, donandomi ulteriori motivi d’ispirazione.
Non sapevo ancora che quella sarebbe stata la mia abitudine del giovedì mattina, come quel gruppo di ragazzi immortalati nella mia foto non saprà mai di essere protagonista di uno dei momenti più significativi del mio sogno. Ma forse, chissà, un giorno lo scoprirà…
– Laura C.
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