Al contrario di Starbucks, che era il mio Writing Table settimanale fisso, anche Costa, come Caffè Nero, era uno scrittoio di passaggio.
Costa è, insieme con le altre due già citate, una delle caffetterie più diffuse in tutta Londra ed era il mio luogo d’incontro pomeridiano con le amiche.
Avevo la mia selezione di caffè e caffetterie in base all’umore e al momento della giornata, così Costa era la mia caffetteria del pomeriggio, perché quello era il momento della cioccolata e di un delizioso Caramel Shortbread. Se non sapete cos’è il Caramel Shortbread non potete immaginarne la bontà: un quadratino di biscotto burroso con uno strato di caramello denso ed una copertura di cioccolato al latte.

Ricordo il commento che fece una mia amica per descrivermi la sensazione che si prova nel mangiarlo. Ma non voglio essere volgare, dunque non lo scriverò qui. Però aveva perfettamente ragione!
È un dolce molto comune a Londra, presente anche preconfezionato nei supermercati, ma quello di Costa era il migliore in assoluto e, anche nelle – rare – giornate di caldo afoso, quando desideravo bevande fresce e milk shake, se entravo da Costa non riuscivo a resistere allo shortbread.
Ma torniamo all’argomento principale, la scrittura, a volte messa in secondo piano da queste prelibatezze. Se c’è una cosa che amo più della scrittura è proprio il cibo, quindi perdonate le mie digressioni.
Due Costa in particolare furono quelli in cui trascorsi più tempo a scrivere: quello di Piccadilly e quello di Golders Green.
Piccadilly era il mio luogo d’incontro con Manuela per il caffè, prima che lei andasse a lavoro o per la cioccolata post lavoro e pre Pizza Hut (mangiare era ciò che ci piaceva di più fare insieme!), e a volte mi fermavo a scrivere in sua attesa. In particolare, ricordo un giorno in cui avevo appuntamento con lei nel pomeriggio, così decisi di andare da Costa con il mio portatile, all’ora di pranzo, e trascorrere lì qualche oretta.
Il Costa di Piccadilly è formato da due piani, un piano terra ben illuminato – come piace a me – con grandi vetrate che danno sulla strada, ed un piano interrato che si presta maggiormente alla scrittura, per i grandi tavoli e le prese elettriche per il laptop. Quel giorno rimasi lì per molte ore, coinvolta nella scrittura di quattro paesaggi fantastici basati sui quattro elementi naturali, mentre Manuela era trattenuta a lavoro. Scrissi senza prendere fiato, senza rendermi conto del tempo che passava, ma d’altronde stavo scrivendo di un mondo senza tempo ed il modo migliore era farlo vivendo proprio quella sensazione.
Ma, come i miei personaggi si ritrovarono leggermente confusi nel passaggio da un mondo ad un altro, io mi sentii un po’ stordita non appena alzai gli occhi dal mio romanzo e tornai alla realtà.
Ho già scritto nell’articolo sulla British Library quanto per me sia importante la luce ed è forse per questo che quel Costa non divenne uno dei miei Writing Table preferiti, nonostante quella grande e devastante giornata d’ispirazione.
– Laura C.
