Scrivere al Barbican Centre

Esistono al mondo diversi tipi di arte, ognuno dei quali può appassionarci e coinvolgerci in maniera differente e toccare diversi punti della nostra anima.

Io ho le mie preferenze, certamente, ma amo un po’ tutta l’arte e soprattutto i contesti e i luoghi dove si respira passione e quella speciale magia di cui è composta l’ispirazione artistica.

Se alla British Library ero immersa nella “mia” arte, tra secolari composizioni di parole scritte, al Barbican Centre respiravo un’aria diversa, distante da me nella pratica, ma vicina con il cuore: il teatro.

Non ho mai fatto teatro, ma mi ha sempre affascinato ed è anche un tema ricorrente nelle mie storie. Dire che non ho mai fatto teatro non è corretto se si considera la rappresentazione scolastica di Così è (se vi pare) che nulla aveva di professionale, ma che mi ha dato l’ispirazione per un mio romanzo dal titolo Profumo di gerani, attualmente in cerca di una casa editrice.

Il Barbican Centre è un bellissimo centro teatrale a nord della City, in una zona che era stata quasi completamente distrutta durante la Seconda Guerra Mondiale, risorta poi con il nome di Barbican Estate. Il centro è famoso principalmente per ospitare concerti e spettacoli teatrali, ma il complesso comprende anche spazi per esposizioni artistiche, sale cinematografiche, ristoranti e una biblioteca pubblica.

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Avevo sentito parlare di questo posto da una mia amica, giovane attrice che abitualmente si recava al Barbican a studiare per prepararsi alle audizioni per la Guildhall, una delle più grandi scuole di recitazione di Londra. Probabilmente quello era il suo “studying table” preferito, il luogo che più la aiutava ed incoraggiava ad inseguire il suo sogno.

Andai lì per la prima volta proprio con lei, lei studiava e io scrivevo, sedute ai tavolini del corridoio, sparsi tra la zona adiacente allo shop e il café e quella vicino alla biblioteca.

Durante il giorno è un posto molto tranquillo, ma quando ci sono gli spettacoli teatrali si riempie di gente che affolla i corridoi in attesa dell’inizio della performance, per lo più persone ben vestite e raffinate.

Ma per chi non ha il problema di dover tenere il proprio pc attaccato alla presa della corrente, come me, la terrazza esterna è uno spazio bellissimo per poter scrivere, studiare o leggere.

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Io stessa andai lì a leggere un paio di volte. Il punto ideale era uno degli scaloni di mattoni che sporgevano sul laghetto artificiale, da dove si aveva una visuale centrale e panoramica degli edifici che affiancavano il centro, quelli della School of Girls. A volte il mio sguardo si perdeva tra le finestre di quelli che ipotizzavo essere dei dormitori o sul Gilbert Bridge, dove vedevo passare gli studenti, e mi domandavo quanto potesse essere piacevole studiare in strutture del genere, vivere lì e affacciarsi su quel rettangolo di acqua tra zampilli biancastri e filamenti erbosi dai fiorellini gialli.

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Se lo avessi chiesto ad uno degli studenti, probabilmente, egli mi avrebbe risposto che ciò che la nostra mente immagina non corrisponde mai alla realtà, ed è vero, ma per esperienza ho capito che vivere un sogno può essere perfino più bello di come lo avevamo immaginato. Come è stato vivere Londra, per me.

Laura C.

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