Chi può immaginare un posto più adatto a scrivere, a Londra, della biblioteca più importante della città?
Scoprii l’esistenza della British Library mentre facevo una ricerca sui posti migliori dove poter scrivere con il mio laptop – come alternativa al consueto Starbucks del mercoledì mattina -, e trovai un articolo in cui si faceva riferimento al Caffè della biblioteca nazionale, così, segnai l’indirizzo nel mio blocchetto appunti comprato da Paperchase nel mio primo weekend londinese e, alla prima occasione, decisi di farci un salto.
Scendendo alla stazione di King’s Cross della Northern Line, innanzitutto, non mi feci scappare l’occasione per recarmi al binario di Harry Potter, ben consapevole (avendo già visitato il luogo durante la mia prima vacanza a Londra) che non avrei trovato la colonna di mattoni tra i binari 9 e 10, ma soltanto un carrello inserito in un muro a caso con la targa “Platform 9 3/4” dalla parte sbagliata della parete (ed è per questo motivo che mi rifiutai di farmi scattare la foto di rito che i fans fanno con la sciarpa della propria casa). Ma feci ugualmente un giro nel negozietto di merchandise ufficiale, acquistando la spilletta di Hufflepuff (Tassorosso), la mia casa di appartenenza, e giurando che non appena avessi racimolato 33 pounds avrei comprato anche la sciarpa (e lo feci davvero).

Mi recai, allora, sulla Euston Road e da lì proseguii alla ricerca di questa grande biblioteca.
La British Library fu fondata nel 1973 da una divisione dei beni appartenenti alla vasta collezione del British Museum. Essendo quest’ultima divenuta ormai troppo ampia, grazie alle diverse donazioni e acquisizioni che avevano arricchito la collezione originaria di Sir Hans Sloane, venne proposta la costruzione di una biblioteca nazionale che ospitasse i manoscritti e i libri, com’era accaduto in precedenza con le collezioni di storia naturale che erano state spostate per dar vita all’attuale Natural History Museum.
Ma l’edificio odierno della British Library prese vita soltanto nel 1997, sorgendo accanto alla grande e antica stazione di St Pancras.
Già l’esterno era molto accogliente e ben ordinato, con una grande piazza dove sorgeva una statua e – ovviamente – un caffè. Entrando poi all’interno dell’edificio, venni colpita dall’illuminazione che le finestre sull’alto tetto e sulle pareti a spiovente fornivano al grande open space, dove tavolini sparsi ospitavano studenti chini sui loro libri e quaderni.
Cercai un posticino per me, ma non lo trovai.
Addentrandomi allora nel corridoio di sinistra, leggermente delusa, per raggiungere il caffè di cui avevo letto nell’articolo, realizzai soltanto in quel momento che la grande struttura in vetro che faceva da pilastro centrale dell’edificio era in realtà una torre di tre piani contenente libri antichissimi: la King’s Library, collezione di 65.000 volumi e altri manoscritti e mappe, raccolte da Re Giorgio III tra il Settecento e l’Ottocento.

Caffè in mano e portatile in caricamento sul tavolino accanto alla presa, restai ad osservare incantata quella colonna, avvertendo come un sussurro ispiratore nelle mie orecchie, un’ondata che odorava di antico, di storia e che stimolava la mia mente a creare.
Nonostante l’ispirazione, la seconda volta che andai a scrivere alla British Library lo feci con l’intento di trovare un posto nell’open space illuminata e, l’essermi svegliata presto di domenica mattina per recarmi lì quasi ad orario di apertura, mi fece realizzare questo desiderio.
E quello rimase il mio luogo preferito dove scrivere all’interno della biblioteca.

Di luoghi e angolini nascosti ce n’erano diversi, tra tavolini sparsi ai piani più alti e le sale di lettura, ma quello rispecchiava maggiormente la mia idea di “writing table”.
Luce e spazio furono gli elementi essenziali per la mia ispirazione perché, come una pianta, ho bisogno di trarre sostanza vitale dalla luce, mentre il mio sguardo ha bisogno di vagare in ampi spazi ed accompagnare le idee.

Il momento migliore fu quando mi ritrovai ad ambientare una scena del mio romanzo in corso proprio alla British Library, descrivendo direttamente ciò che potevo osservare guardandomi intorno e trasferendo al mio personaggio il mio stesso entusiasmo e la mia stessa passione.
E visto che ho citato Harry Potter, non posso evitare di fare cenno ad un’altra mia passione che è quella per i Beatles, dei quali ebbi la gioia di osservare alcuni testi scritti dalle mani di Paul McCartney e John Lennon, esposti nella collezione dei Tesori della British Library, insieme ad appunti di Leonardo Da Vinci e scritti di Shakespeare. E lo feci ascoltando, in cuffia, la mia canzone preferita dei Fab4, Strawberry Fields Forever.
– Laura C.
